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abito – dario vaccarella

Alla galleria Mondoromulo arte contemporanea il 15 marzo inaugura “Abito”, la mostra personale di Dario Vaccarella, curata da Francesco Creta.

Il percorso artistico di Dario Vaccarella inizia nella bottega dell’artista sannita Massimo Rao che lo indirizza verso un viaggio che passa per il teatro e che, come per magia, all’improvviso e in maniera involontaria, si incrocia con “Gomitolo” questo oggetto, o per meglio dire soggetto che “non è voluto diventare sciarpa”.

Abito è la più recente tappa di questo viaggio: “Un viaggio nelle direzioni sbagliate, incontro di errori e perdita di senso” (Francesco Creta)

Il termine abito è volutamente ambiguo: l’abito è ciò che ci mettiamo addosso per magari nasconderci dal mondo oppure è il non luogo del trascorrere della vita, esattamente come il guscio della lumaca.

Mai la lana è stata come ora un foyer di discussioni ed incontri, la bandiera bianca delle corazze, il filo che cuce tutti in una sola trama.

“Abito è un invito a mettersi a nudo dinanzi alla propria coscienza: è l’espressa volontà di mettere a disposizione una moltitudine di Noi racchiusi in un unico Io”. (Dario Vaccarella)

La mostra consiste in un parco giochi di lana, legno e specchi, con cinque opere e due installazioni.

Dario Vaccarella nasce a Benevento nel 1975. Dal 1996 si trasferisce a Roma dove si diploma all’Accademia Internazionale di Teatro ‘’Circo a Vapore’’. Dopo diversi anni dedicati al teatro si trova casualmente ad incontrare un vecchio gomitolo di sua madre. L’incontro con il filo di lana gli permette di avere tra le mani una nuova trama da narrare, da raccontare, da portare in scena. Dal 2000 al 2008 intensifica le sue conoscenze d’arte contemporanea facendo da assistente al duo artistico Perino&Vele. Vive e lavora a Frasso Telesino (BN).

sipario

Gomitolo rotola lento in scatole dimenticate, tra aghi spuntati e vecchi rocchetti, dove macchie di umidità raccontano la dimenticanza. Chi è Gomitolo? Cos’è? Un’identità autonoma che abita le opere di Dario Vaccarella, vero fautore delle sue opere, nucleo primigenio di quella lana che diviene ora scultura, ora materia pittorica.

Non è semplicemente lana, si sottrae al suo destino di sciarpa o maglione. Gomitolo è liquida forma dell’essere, costruito da sé, un ego dalla forma mutevole, che si presenta come nuovo attore sulla scena. Rovesciando il dogma autoremedium questa entità s’impossessa dei fili delle opere dell’artista, rovesciando le funzioni in un cortocircuito tra titolo e visione. Un viaggio di metonimie e prosopopee artistiche, dove gli oggetti più banali assumono valori fondamentali. Questa eminenza grigia che regge i lavori raccoglie i sogni del mondo, annodandoli a poco a poco nel suo filo, prendendo la forma del sonno e del suono, che passano tra le dita, assorbe la dimenticanza del tempo, e si riappropria dei momenti perduti, di errori assimilati, è al tempo stesso vuoto e contenitore.

Attraverso la forma dell’ironia il Gomitolo ci racconta il quotidiano, la storia del quotidiano che si eleva a narrazione collettiva, rompendo le regole dei giochi antichi, in cui era ingabbiato in forme predefinite, cambia forma tra mani sapienti creando nuovi labirinti, reali o mentali, in cui noi perdiamo la dimensione dell’abitare. Abito, infatti, non racconta semplicemente l’emancipazione della lana dal suo essere indumento, ma soprattutto il nostro essere nella dimensione della realtà che viviamo e condividiamo. Come magistralmente sottolineato da Michel de Certau bisogna «distinguere la proliferazione di operazioni quasi microscopiche all’interno delle strutture tecnocratiche e di trasformare il funzionamento attraverso una molteplicità di «tattiche» basate su «dettagli» quotidiani […] Queste procedure e astuzie dei consumatori finiscono col costituire la trama di un’antidisciplina.» Proprio attraverso questa attenzione alle minuzie di ogni giorno ci può portare a sovvertire i sistemi a cui tutti i giorni siamo costretti. Dunque Abito diviene il viaggio che irride alla superflua complessità del pensiero moderno, dove attraverso l’ironia l’autore – Gomitolo o Vaccarella? – ci trascina in un vortice di una realtà impossibile.

Gomitolo è il filo rosso di mille storie, di Arianne improvvisate abbandonate nella più banale recitazione del sé, in attesa delle bocche di un novello Teseo che nasconde assi in maniche slabbrate. Non è figlio di tori sacri e di regine, non porta sulla testa le corna. Svela la truffa del mostro che è solo il cucciolo della paura.”

Francesco Creta