Un fotografo ritrattista migliora invecchiando come il vino

Ieri ho compiuto 38 anni. Un giorno in cui ti rendi conto che sta finendo il  tirocinio di crescita (si arriva negli anta) e bisogna iniziare a maturare e ad affermarsi.

Un fotografo ritrattista che invecchia deve anche fare un’analisi ogni tanto. Quando ho scattato la mia prima fotografia da amatore era il 2005 o il 2006 credo. Ero uno studente del Dams di Bologna perso tra nottate a discutere di tutto in un salotto affumicato e giornate nelle cantine a provare pezzi di autori avanguardisti. Fotografavo per lo più sedie vuote in contesti urbani.

un fotografo invecchia come il vino

Questa sopra è stata la mia prima fotografia.

Poi ho iniziato a buttarmi nella street photography e nella fotografia concettuale. Ho raggiunto i traguardi che spera di raggiungere un emergente con i primi premi e i primi contatti con gallerie. Poi però il teatro ha preso di nuovo il sopravvento. Oltre a farlo ho iniziato a fotografarlo. E fotografando ho raccontato belle cose, il Vie Festival di Modena, i Motus, il Workcenter of Jerzy Grotowski, le Ariette, L’Arturo Ui di Longhi, Pippo del Bono, ecc.

Fotografia di teatro con Arturo Ui di Claudio Longhi e Umberto Orsini

Successivamente mi sono immerso anche nel mondo dell’illustrazione satirica e ho fatto una comparsata ne Il Male di Vauro e Vincino. Ma questa è un’altra storia.

La fotografia ha reso la mia vita migliore.

Dal 2015 ho scelto la via del fotografo professionista. Io però non faccio il fotografo. La mia non è semplicemente una professione, è una vocazione. Io sono fotografo anche quando sogno la notte e quando vado a fare il pieno alla macchina. Questo mio approccio mi ha reso tutto più semplice. Anche nel rapporto con le persone mi aiuta il fatto che sono un fotografo di persone. Cerco sempre l’aspetto più umano, nel senso che ci rende uomini sullo stesso piano.

Ieri ho compiuto 38 anni. Ormai sono in fase di piena maturazione stilistica.

Oggi è decisivo per domani. Oggi non è più cosa sarò o cosa farò. Oggi è: sono.

Vi porto questa mia riflessione semplicemente per farvi capire che ogni volta in cui faccio un ritratto il risultato è questo: nell’immagine tutto quello che io ho fatto nei 38 anni precedenti è lì tangibile fotografato al fianco del soggetto ritratto. Ogni volta che faccio un ritratto io sono lì al fianco del personaggio e con una mano sulla spalla lo difendo per il futuro e difendo anche me. Affermare se stessi credo che voglia dire anche questo. Come l’arrocco nel gioco degli scacchi che è mossa di difesa e di attacco. E a questo proposito ecco un mio ritratto con il titolo “L’Arrocco”.

fotografo di ritratto di giocatore di scacchi nella mossa de l'arrocco